innèsto s. m. [der. di innestare]. – 1. In agraria: a. Operazione con cui si fa concrescere sopra una pianta (detta portainnesto o soggetto) una parte di un altro vegetale della stessa specie o di specie differenti (detto nesto o oggetto), al fine di formare un nuovo individuo più pregiato o più produttivo o più giovane.
Il Museo Giorgione aspira a essere luogo di studio e approfondimento della figura, dell’opera e del mito di Giorgione non solo mediante mostre temporanee mirate, ma anche arricchendo progressivamente il proprio percorso espositivo permanente. In questo senso, fin dal progetto Dar voce al Fregio (2022), entrano in Museo nuovi e significativi oggetti e racconti, ora presentati dal punto di vista allestitivo con un filo conduttore riconoscibile: nuove acquisizioni, donazioni, indagini, recuperi, restauri, studi, soluzioni multimediali. Veri e propri innesti.
Nel 1493 a Castelfranco venne compilato un nuovo estimo: una grande rilevazione fiscale di tutti gli abitanti della città e del territorio. All’interno di questo corposo registro, conservato presso l’Archivio Storico di Castelfranco, compaiono Altadonna e il figlio di quest’ultima, Zorzi, identificato da alcuni studiosi con l’ancora giovanissimo Giorgione. Nel 1493 madre e figlio erano titolari in città di una industria, vale a dire di una non meglio specificata attività di tipo artigianale.
Nello stesso anno in città si registrano due importanti avvenimenti: la fondazione del Monte di Pietà e il ritorno dei Francescani conventuali nel convento di S. Antonio Abate. Il piccolo bassorilievo in pietra arenaria e il grande affresco monocromo qui esposti sono strettamente legati a questi eventi ed esprimono il clima culturale della città in cui Giorgione fu ragazzo.
Pietà s. f. (ant. pietate, pietade) [lat. piĕtas -atis (der. di pius «pio, pietoso»)]. – 1. a. Sentimento di affettuoso dolore, di commossa e intensa partecipazione e di solidarietà che si prova nei confronti di chi soffre.
Cristo in Pietà
Fine XV – inizio XVI secolo
Pietra arenaria
(dall’antico Monte di Pietà di Castelfranco)
Fra Bernardino da Feltre, osservante francescano, nel 1492 predicò a Castelfranco contro il prestito ebraico e a sostegno del Monte di Pietà, istituto di prestito su pegno a basso tasso d’interesse pensato per sovvenire ai poveri e contrastare il credito esercitato dagli ebrei. Il Monte venne fondato a Castelfranco un anno dopo, nel 1493, e venne ospitato in un edificio che sorgeva nella porzione orientale dell’attuale sagrato del Duomo. In facciata, come risulta da un disegno di Luigi Tescari, era posizionato il bassorilievo raffigurante l’imago pietatis: un Cristo in Pietà, che fu vera e propria icona dei Monti Pii.
Nella seconda metà dell’Ottocento l’antico Monte venne abbattuto e non lontano venne edificata una nuova sede (l’attuale Biblioteca). Nell’occasione il rilievo del Cristo venne rimosso e trasferito sul portale dell’accesso secondario del nuovo Monte. Esposto per oltre un secolo alle intemperie e abraso fino a diventare poco più di un’ombra, l’antico rilievo, grazie a un finanziamento della Regione Veneto e a un intervento Art Bonus, è stato staccato e restaurato.
Rilievo della pietà nel 1950. Da La vita economica di Castelfranco Veneto e la sua Banca Popolare dalle origini al 1954, Gianpaolo Bordignon Favero, Edizioni del Grifone, 1954
conversazióne s. f. [dal lat. conversatio -onis «il trovarsi insieme», der. di conversari: v. conversare2]. – 1. a. Il trovarsi insieme di più persone per conversare; ritrovo, circolo. b. Più comunem., il fatto di conversare, amichevole colloquio di più persone.
Pittore veneto della fine del XV secolo
Vergine in trono col Bambino tra Sant’Antonio Abate
e San Girolamo (Sacra conversazione)
1496 (?)
Affresco strappato e riportato su tela
da Palazzo Soranzo Novello, Castelfranco Veneto
L’affresco, originariamente collocato nel sottoportico di Palazzo Soranzo Novello, staccato e restaurato tra il 1963 e il 1965, è stato recuperato dall’Amministrazione comunale di Castelfranco nel 2023. Il soggetto è una Sacra Conversazione, in monocromo di seppia, raffigurante la Vergine in trono con il Bambino tra le braccia, affiancata da S. Antonio Abate e S. Girolamo, con i loro attributi iconografici (il maialino e il leone). La compresenza di S. Girolamo reggente il modello di una chiesa e di S. Antonio Abate suggerisce la possibile connessione tra l’affresco e la chiesa del convento francescano di S. Antonio Abate di Castelfranco.
Infatti, dopo che nel 1493 i francescani conventuali rientrarono in città, venne avviato il restauro della loro chiesa, che si concluse entro il 1497. L’affresco, sottoposto a un nuovo restauro nel 2026, è una testimonianza della cultura figurativa locale nell’età di Giorgione. Il suo autore, ad oggi sconosciuto, si qualifica come pittore di una discreta qualità (Girolamo da Treviso il Vecchio? Pittore di ambito muranese?) influenzato dalla contemporanea pittura padovana e da quella di ascendenza vivariniana.
Temporanea – Recuperare
Il ritorno della Sacra Conversazione
con Matteo Melchiorre
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fortuna s. f. [lat. fortuna, der. di fors fortis «caso, sorte»]. – 1. Propriam., nome di un’antica divinità romana, personificazione della forza che guida e avvicenda i destini degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura. 2. In senso più astratto, la sorte benigna o maligna, che manda agli uomini quanto può determinare la loro felicità o infelicità.
Frammento di iscrizione
Inizio XVI secolo
Pietra arenaria (molassa prealpina)
(da Collezione Zannoni Moresco
dono di Fabio e Marco Mondi Sanvido)
Tra le massime latine del Fregio di Giorgione ve n’è una (Fortuna nemini plusquam consilium valet) riconducibile allo scrittore latino Publilio Siro, autore di mimi vissuto nel I sec. a. C.. Salvo una minima variante, lo stesso motto si ritrova frammentario su di un blocco lapideo in arenaria (molassa prealpina), inciso all’interno di un clipeo circolare delimitato da un’elegante cornice. La forma del frammento e la presenza del clipeo fanno supporre che si tratti di un concio, con tutta probabilità una chiave di volta di un portale, di una finestra o di un camino.
Proveniente da una storica collezione privata di Castelfranco Veneto e donata al museo nel 2022, la pietra è stata sottoposta ad analisi epigrafica, esame litologico e studi filologici confermandosi espressione del clima umanistico e del gusto antiquario che alimentò il progetto artistico del Fregio. Ancora molti, tuttavia, gli interrogativi. Qual è la provenienza originaria della lapide? Quale la sua funzione? Chi intese far proprio, e perché, il messaggio dipinto da Giorgione?
Leggi gli approfondimenti:
La lapide e la sua iscrizione
di Alfredo Buonopane
La pietra dell’iscrizione
di Lorenzo Lazzarini
Tra Seneca e Publilio Sirio.
Il Fregio di Giorgione e un’inedita testimonianza epigrafica
di Fatima El Matouni
lacuna s. f. [dal lat. lacuna «laguna; cavità; mancanza», der. di lacus «lago»]. – 1. ant. a. Distesa d’acqua stagnante, laguna. b. Concavità, fondo. 2. Interruzione, soluzione di continuità, spazio vuoto creato dalla mancanza di ciò che dovrebbe occuparlo, e quindi mancanza in genere.
Giorgione, Testa di imperatore
laureato (o Orfeo)
2022
Proiezione ricostruttiva
(Service Rotary Club Castelfranco-Asolo)
Profilo maschile all’antica
Prima metà del XVI secolo
Marmo, Italia Settentrionale
Il lungo testo iconografico del Fregio di Giorgione presenta, all’interno della sezione dedicata alla musica, una vistosa interruzione. Ciò che era raffigurato in luogo della lacuna oggi rimasta ha avuto, complice un’operazione di stacco dell’affresco piuttosto brutale, un duplice destino: due tabelle con motti latini sono andate pressoché interamente perdute mentre la testa originariamente posizionata al centro dello stacco è sopravvissuta e si conserva oggi a Castelfranco Veneto in collezione privata.
Si tratta di un profilo maschile, identificato come Testa di imperatore laureato o più raramente come Orfeo, in linea con il gusto rinascimentale per i profili all’antica, stimolato a cavallo tra XV e XVI secolo dal crescente interesse antiquario. Non sono stati ancora scoperti documenti che raccontino dettagliatamente quando, come o per mano di chi venne staccata dal Fregio la Testa d’imperatore. È certo che essa era già stata prelevata alla data del 1860 e che nel 1871 faceva parte della Collezione di Luigi Tescari.
Cercando la Testa mancante.
Una sintesi cronologico-biografica
Linea del tempo
a cura di Matteo Melchiorre
Due teste mancanti del Fregio
Una storia mai raccontata
Video a cura di Giacinto Cecchetto
umanista s. m. e f. [dal lat. del sec. 15° humanista «insegnante di lettere classiche», chiamate allora humanae litterae o studia humanitatis] (pl. m. -i). […] 2. b. In posizione appositiva, persona che condivide gli ideali culturali proprî dell’umanesimo, e anzitutto il culto per le lettere antiche, anche professando altre attività: un medico, un ingegnere umanista.
Antonio Trevisan
Ritratto di Francesco Trevisan
1856
Olio su tela,
Civiche Collezioni Museali,
Castelfranco Veneto
Nel 1831, forse allettato dal Fregio che vi si conserva, già allora attribuito a Giorgione, Francesco Trevisan (1753–1836), medico umanista, acquistò Casa Marta, l’attuale sede del Museo. Fece restaurare il cadente edificio mettendo dunque in salvo il Fregio affrescato, minacciato dai progetti di ampliamento del Duomo in conseguenza dei quali era già stata abbattuta l’intera ala ovest.
Francesco Trevisan, fondatore dell’Accademia dei Capponici nel 1812 e poco dopo dell’Accademia dei Filoglotti, deputato della Fabbriceria del Duomo di Castelfranco e, dal 1819 al 1836, direttore dell’Ospedale di San Giacomo, aveva del resto una spiccata sensibilità per la conservazione delle opere d’arte. Fu infatti lui a salvare, mediante stacco, dalla demolizione di Villa Soranzo, avvenuta tra il 1816 e il 1817, gli affreschi di Paolo Veronese, per suo merito ancora oggi visibili nella sacrestia del Duomo.